
Il sogno di Beethoven
«Froh, wie seine Sonnen fliegen Durch des Himmels prächtigen Plan, Laufet, Brüder, eure Bahn, Freudig, wie ein Held zum Siegen.»
“Vanno gioiosi nella gloria A dare mondi, luce e vita, Andate, figli ad esultare Come prodi in gran vittoria!”
Friedrich von Schiller

– Noooo, No. Le ripeto che non avevo fatto uso di sostanze stupefacenti, Signor Colonnello. – D’accordo Capitano Corsi … Giuseppe, dico bene? – Sissignore! – Ma lei si rende conto che questo suo rapporto si presenta come una storia che ha dell’incredibile? – Signor colonnello, non ero il solo durante il giro di perlustrazione, chieda anche agli altri militari che erano con me quella sera! – È proprio per questo che la sto interrogando Capitano. Ci sono le altre quattro versioni dei soldati che erano stati comandati con lei … e coincidono tutte perfettamente nella ricostruzione dell’avvenimento. Non fosse poi per i vostri stati di servizio, tutti impeccabili, non ne staremmo ancora qui a parlare, avremmo archiviato tutto … magari con qualche diagnosi psichiatrica ben precisa e circostanziata.

– Mi rendo perfettamente conto, signor colonnello, che a lei, come psichiatra militare, non mancherebbero le argomentazioni … ed è al suo senso umano e alla sua professionalità che faccio appello. Io ho vissuto realmente quegli istanti e non possono essere frutto della mia fantasia o di un’allucinazione … addirittura collettiva. – Ma, cerchi di comprendere Capitano! Le spiegazioni razionali potrebbero essere tante; ho già dato ordine di indagare sulle scorte dei cibi destinati alla vostra mensa. Esistono degli organismi parassitari, soprattutto per quel che riguarda i cereali, che possiedono delle potentissime facoltà allucinogene e che potrebbero aver inquinato le vostre pietanze … senza tenere conto, poi, che qui siamo in un maledetto posto dove procurarsi dell’hashish o qualsiasi altra sostanza stupefacente non è così difficile. Sto pensando, per esempio, a un gesto sconsiderato di qualche sottoposto che ce l’abbia con lei o con qualcuno del suo plotone, magari per qualche punizione ritenuta ingiusta o che so io. Mi creda, mischiare a delle minestre un po’ di polvere o qualche fungo giusto, nelle condizioni in cui si è al campo, non è poi un’impresa tanto difficile. – Noooo, nooooo! Le ripeto che personalmente non ho alcun nemico e, quanto alle punizioni, non mi risulta che qualcuno di noi ufficiali ne abbia disposte da quando siamo qui al campo, Signore. E poi non può essere stata una semplice allucinazione. Oh, Gesù! Era tutto così reale.

– Va bene, va bene. Allora, si armi di santa pazienza, ‘stavolta, e mi racconti tutto, ma proprio tutto quello che vi è accaduto. Dall’inizio … e senza tralasciare neppure il benché minimo particolare, anche se la cosa
può suonarle strana. Alle volte sono proprio i particolari più insignificanti che racchiudono l’arcano e la soluzione del mistero.
– Oh, no! Daccapo!?
– Sissignore, daccapo! Glielo ordino!

– Gesù! … Dunque, siamo di perlustrazione nella zona est del nostro settore e avanziamo in ordine sparso, a ventaglio, quando mi sembra di udire, molto in lontananza, dei suoni … anzi della musica, e me ne accorgo man mano che avanzo. Sicuro, era della musica. Chiedo a Sergio … cioè, mi scusi, al Sergente maggiore Vinciguerra, se anche lui non sente come una flebilissima melodia provenire dalla nostra destra, dal gruppo di edifici squartati dal bombardamento e lui conferma la mia stessa impressione. Do l’ordine di allerta e, immediatamente dopo, comando di togliere la sicura alle armi.
Procediamo col colpo in canna, pronti a far fuoco alla minima situazione di pericolo. Io ed il Sergente maggiore al centro, il Capo – ralmaggiore Riccadonna a sinistra ed i sol – dati semplici Vancini e Aloisi sulla destra. Quella specie di musica proveniva dal basso di un edificio ormai completamente distrutto dai bombardamenti e più precisamente da una porta sommersa dalle macerie, ma miracolosamente in piedi e sgombra nel suo accesso.

Avanziamo con molta cautela. Sento ancora lo scricchiolio degli scarponi anfibi contro i pezzi di mattoni e i calcinacci crollati. L’odore nauseabondo di materiale in decomposizione c’investe a zaffate: evidentemente c’erano vittime non sepolte nelle vicinanze.
Il cielo è violaceo, dello stesso colore della ferita in suppurazione, vicina alla cancrena. Dio mio che oppressione!
Arriviamo, così, di fronte alla porta stranamente intatta. Ordino allora al Sergente e al Caporale di starmi dietro di cinque passi e di coprirmi il fianco destro; mentre agli altri comando di puntare le armi, pronti a far fuoco, a sinistra.
Mi avvicino alla porta e, scivolandole accanto, noto una lama di luce bianca da sotto lo stipite: la musica arriva un po’ più chiara e distinta adesso.
Prima di irrompere, ci guardiamo: siamo tutti tesissimi, contratti, sudati. Teniamo gli elmetti ben allacciati e le mascelle serrate.
Dalla tempia di Vinciguerra scende un rivolo d’acqua; vedo i suoi occhi fissi, quasi sbarrati. Sentiamo distintamente che la musica, ora, accompagna la voce di un uomo.
È una voce molto impostata. Ed è come se … come se ci chiamasse: «Froh. Froh!», dice, e noi non capiamo Signor Colonnello.
Tutto è abbastanza incerto e non riusciamo a distinguere perfettamente il suono.
A un certo punto, però la musica si placa. Allora, mi decido e con un calcio sfondo la porta. Puntiamo le armi – abbiamo l’adrenalina al massimo, ormai, quando ci acceca un’onda di luce! La sensazione che ho provato, Signore, è stata uguale a quella degli altri. Confronti … confronti pure le versioni … Un plasma bianchissimo e fluorescente ci avvolge e ci solleva da terra. Dentro l’androne completamente inondato di luce, distinguo una figura nera, vestita con un frak o che so io … con una zazzera di capelli lunghi e scarmigliati. Allora la musica riesplode e ci paralizza. La figura nera, ferma in piedi di spalle, agita le braccia come se dirigesse un’orchestra. Mentre varchiamo la soglia, si volge verso di noi e ruota il braccio, emettendo dalle dita un raggio zigzagante, intensissimo, che arriva fino a noi, si divide e ci colpisce in petto … al cuore. Signor Colonnello … al cuore! Sono caduto in ginocchio. E anche gli altri. Io, prima di svenire, però, sono riuscito a scorgere in volto quell’essere, Signore: aveva il viso corrucciato e inconfondibile di Beethoven … Capisce? … di Ludwig van Beethoven!

La musica, a questo punto, era diventata chiara, potentissima ed emozionante in una maniera incommensurabile! Si trattava della Nona Sinfonia (1) , ne sono certo, quella col coro e l’orchestra, e noi l’avevamo sorpresa durante il passo in cui il tenore entra con slancio, esclamando: “FROH, FROH, WIE SEINE SONNEN FLIEGEN!” E c’è un’altra cosa che ricordo bene, e che deve’essere successa proprio quando stavo perdendo i sensi … Sì, proprio in quell’attimo, un po’come l’imperatore Costantino, vidi formarsi intorno al capo di Beethoven, questa scritta: “STOPPT DAS MASSAKER! STOPPT DEN KRIEG!” (3).
I due continuarono a fissarsi negli occhi. Il Colonnello manteneva un’espressione dubbiosa ed interrogativa, mentre il Capitano Giuseppe Corsi, con sguardo quasi supplichevole, estrasse dalla tasca interna della giacca la sua lettera di dimissioni … e gliela consegnò.
NOTE:
1)Cfr. Riccardo Muti e la Chicago Symphony Orchestra, 7 maggio 2015, https://youtu.be/rOjHhS5MtvA.
2)Nell’originale dell’Inno alla gioia [ovvero l’ultimo movimento della Nona Sinfonia di Ludwig van Beethoven], la frase integrale del testo tedesco recita: «Froh, wie seine Sonnen fliegen / Durch des Himmels prächt’gen Plan» (“Lieti, come i suoi astri volano / attraverso la volta splendida del cielo”).
3)In Italiano, “Fermate il massacro! Fermate la guerra!”.

Cuori solitari

Il Workaholic
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