Pensiero, cuore e alimentazione

Per pensare meglio dobbiamo alimentarci meglio? Secondo Ludwig Andreas Feuerbach in Il mistero del sacrificio o l’uomo è ciò che mangia, un suo scritto del 1862, l’Uomo è il cibo che ingerisce e l’unità indissolubile tra psiche e corpo risente dell’alimentazione per esprimersi al meglio intellettivamente.

Ludwig Andreas Feuerbach

Dodici anni prima, nel 1850, anche Jacob Moleschott scrive Dell’alimentazione: Trattato popolare, in cui sostiene che l’alimentazione corretta si pone alla base della costituzione e del perfezionarsi della cultura dell’Uomo.

Jacob Moleschott

In campo religioso, Don Giovanni Bosco, nella sua efficace semplicità, affermava che la sanità dell’anima (i laici direbbero psiche) passa anche per un buon piatto di minestra calda.

Don Bosco

L’Italia, non lo era ieri (è sufficiente leggere Viaggio in Italia di Goethe per capire come si mangiava male a quell’epoca nel nostro Bel Paese), ma oggi è prima tra tutti i Paesi per bontà culinaria. Igitur, il popolo italiano dovrebbe essere ai primi posti in tutto il mondo per prestazioni legate all’intelletto. Purtroppo non è così. Cari i miei Ludwig e Jacob, sembrerebbe, invece, che anche nelle nazioni dove non si mangia meglio (intendo per qualità e non solo per quantità) ci sia forza di pensiero. Basta osservare la cultura culinaria britannica, olandese o tedesca per farsene una ragione. Allora, dove si nasconde la verità? Chi mangia meglio è più intelligente e chi mangia peggio lo è meno? In realtà, la nutrizione è fondamentale per lo sviluppo psicofisico dell’Homo sapiens. Il suo cervello, ad esempio, ha bisogno di particolari proteine per riuscire a comunicare al meglio ed esse si trovano massimamente in carne, uova e pesce.

Carne, uova, pesce

Il corpo cerebrale di questo encefalo è composto da oltre il 60% di grassi, un terzo dei quali proviene dall’alimentazione. Tra di essi i più incidenti sono gli omega 3, cosiddetti grassi monoinsaturi, contenuti principalmente nella carne dei pesci.  Grazie a loro, le membrane dei neuroni si mantengono sane, consentendo una migliore trasmissione dei neurotrasmettitori.  Non è vero, come si dice, che il tonno, a causa di una ormai alta concentrazione di mercurio nelle sue carni, faccia male. Se mangiato in quantità giuste, resta un alimento straordinario. Consideriamo, inoltre, che fu proprio un tonno a “salvare” Pinocchio e Geppetto, avventuratisi a nuoto in mare per fuggire dal ventre dell’enorme pescecane: una metafora carica di simbolismo che ritroviamo in tutto il libro di Collodi (nel suo libro Pinocchio, Collodi parla di pescecane e non di balena).

Pinocchio e Geppetto salvati dal tonno

Fuor di battuta, sono i grassi saturi, che si trovano in cibi di origine animale come la carne, i formaggi, il burro, se assunti in quantità eccessive, ad essere più nocivi per la salute del cervello fino a condizionarne la crescita neuronale e a modificarne la morfologia.  I grassi polinsaturi, quelli che riducono oltre la quota di LDL (Low Density Lipoproteins, cosiddetto colesterolo cattivo perché tende a depositarsi all’interno delle arterie) anche quella di HDL (High Density Lipoproteins, cosiddetto colesterolo buono in quanto svolge la funzione di liberare le arterie dai depositi di colesterolo LDL), quindi anche loro nocivi se introdotti in quantità eccessive,  li troviamo con facilità negli alimenti di origine vegetale come l’olio di colza, gli olii di semi, le margarine, l’olio di palma. In verità, è accertato il fatto che sia i grassi saturi sia i monoinsaturi sia quelli polinsaturi hanno pieno diritto ad esistere nell’alimentazione corretta, ma nelle quantità giuste. Dobbiamo essere consapevoli che molte malattie degenerative s’impiantano anche su una cattiva alimentazione e questo lo ha dimostrato la scienza senza più ombra di dubbio. Chi mangia prevalentemente molta carne può andare incontro a problemi dovuti ad un eccessivo accumulo azotemico con tutte le complicanze che ne derivano. Anche chi sceglie di mangiare solo verdure e suoi derivati può sviluppare malattie gravi dovute alla malnutrizione. Non esiste nutrizionista accreditato dal consesso scientifico che affermi il contrario.

Piedi sani senza gotta

Il sapiens è onnivoro, il che vuol dire che ha sempre mangiato e deve mangiare di tutto. Nutrirsi di tutto un po’ è stata una vincente strategia di specie che ha permesso di non estinguerci. Le scelte d’alimentazione vegane o vegetariane, più o meno integrali, oggi sono in aumento a causa della fuorviante informazione che è data a molte persone da alcuni mass media. Non è del tutto ben informato, ad esempio, chi sostiene che nella prima infanzia le proteine di derivazione animale servono, ma che non sono più utili una volta raggiunta l’età del pieno sviluppo. È vero, ad esempio, che l’istidina e la arginina sono due aminoacidi semiessenziali contenuti nelle proteine e che servono nell’età della crescita giacché il fisico non riesce a produrli prima dell’età adulta. È anche vero, però, che, successivamente, sono prodotti dal fisico in età adulta perché utili. Un regime alimentare variato che comprenda tutto in giuste quantità e una vita fisicamente, oltre che intellettivamente, attiva sono la garanzia di un perfetto stato di salute. Non si deve esagerare nel puntare totalmente su una preferenza di alimenti particolari. Per stare bene ed ammalarsi meno serve un po’ di tutto, dalle vitamine e proteine vegetali a quelle di origine animale. Dunque, se dobbiamo fare un distinguo, ebbene forse dobbiamo effettuarlo sulle giuste quantità e non sulla scelta di alcuni cibi da preferire ad altri. Tra le proteine vegetali, per esempio, sono preferibili quelle della soia perché contiene 7 degli 8 aminoacidi essenziali. La metionina che è assente in questo alimento si può facilmente ricavare dai cereali come il riso.  Una dieta assoluta che punti solo sui carboidrati, anche se migliori come quelli desunti dal mondo vegetale senza troppe interposte lavorazioni, e scarsa di proteine conduce ad una perdita del tono muscolare. Soprattutto chi è impegnato in attività sportive non può fare a meno di alimentarsi in modo variato e sano.

Runner

Il cuore per funzionare al meglio, ad esempio, necessita di alcune proteine ad alto valore biologico. Le proteine non sono tutte uguali, è vero, e si distinguono per il tipo e per la diversa proporzione degli aminoacidi in esse contenuti. Il corpo ne utilizza venti assumendole dagli alimenti. Quelle migliori contengono, in un rapporto numerico ideale, gli otto aminoacidi essenziali: leucina, valina, isoleucina, lisina, fenilalanina, treonina, metionina, triptofano. La proteina contenuta nell’albume di uovo di gallina è quella migliore con indice chimico 100 per un valore biologico 94. Quindi, i vegetariani più “puri” che non mangiano nemmeno le uova perché alimento di origine animale, favoriscono una cattiva nutrizione che può portare a danni devastanti per la loro incolumità fisica. Senza un adeguato apporto proteico ad alto valore biologico il corpo va a prendersi le proteine dai muscoli e dagli organi interni indebolendoli; li demolisce letteralmente! Non dobbiamo scordare che il cuore è un muscolo striato e come tale, senza un adeguato apporto proteico (quantitativo e qualitativo), andrà incontro a incidenti anche fatali.

Cuore sano

La casistica medica è piena di giovani sportivi “salutisti” e in forma che sono stati stroncati da un infarto. D’altro canto è altrettanto vero che puntare su una dieta iperproteica (sia con proteine di origine vegetale sia animale) può procurare altrettanti danni. Il sovrappeso, l’obesità, la stipsi, la cellulite, il tumore del colon, della prostata, della mammella, l’insufficienza renale e l’aumento degli acidi urici che porta alla gotta, sono alcune delle malattie collegate all’alimentazione iperproteica. Non è ininfluente ricordare che per smaltire al meglio le scorie azotate legate alle proteine è utile bere dai due litri di acqua non gassata in su, a seconda della sudorazione e del carico fisico di lavoro che si effettua.

Bere dai due litri d’acqua in su al giorno

Per pensare bene, dunque, c’è bisogno di un ideale stato di salute che si ricava principalmente da una variata alimentazione correttamente equilibrata ed inconfutabilmente informata. La malattia, quando insediata, occupa troppo spazio nella nostra mente e non ci fa rendere al meglio nelle nostre prestazioni intellettive ed anche affettive, sottraendoci la concentrazione e l’attenzione che si devono loro. Immaginate di innamorarvi di una “bella” persona, ma di essere malandati o in uno stato psicofisico deficitario. Quante chances in meno avreste di riuscire a “rubarle il cuore”?